Per un editore, massimizzare gli introiti pubblicitari del proprio sito è fondamentale, ma nel farlo bisogna sempre tenere presente la user experience. Spesso trovare il giusto compromesso tra le due cose non è facile: all’interno di una pagina infatti non si può inserire un numero infinito di annunci pubblicitari, bisogna piuttosto sfruttare al meglio gli spazi pubblicitari che già ci sono, massimizzando i ricavi di ciascuno di essi. E questo è lo scopo dello smart ad refresh. In questo blog post spiegheremo cos’è lo smart ad refresh e come funziona, e forniremo alcune utili best practice da tenere a mente se si decide di utilizzarlo.

Riepilogo 

Cos’è l’ad refresh?

Prima di parlare nello specifico dello smart ad refresh, vediamo di capire cos’è in generale l’“ad refresh”. Si tratta di una tecnica che consiste in un ricaricamento automatico degli annunci pubblicitari di una pagina web, ogni qual volta si presenta una determinata condizione. Grazie a questa tecnica, all’interno di una stessa sessione di navigazione, si può moltiplicare il numero di impression di una pagina, perché ad ogni refresh viene erogato un nuovo annuncio all’interno dello stesso spazio pubblicitario.

I vari tipi di ad refresh

Esistono vari tipi di ad refresh, in base al fattore che determina l’aggiornamento degli annunci. Il primo, quello più tradizionale, è il “time-based ad refresh”. In questo tipo di ad refresh, gli annunci pubblicitari si ricaricano dopo un certo periodo di tempo predefinito dall’editore, che generalmente va dai 30 ai 90 secondi. È importante notare che questo tipo di ad refresh non tiene conto del fatto che l’utente stia effettivamente navigando quella pagina: potrebbe ad esempio aver tenuto la scheda aperta sul browser e stare visitando un altro sito. Dunque non è detto che il numero di impression registrate per quella sessione di navigazione coincida con un’alta viewability degli annunci. Considerando che gli inserzionisti non sono disposti a pagare molto per delle impression con bassa viewability, generalmente a questo tipo di ad refresh non corrisponde per gli editori un aumento degli introiti proporzionale all’aumento delle impression.

Un altro tipo di ad refresh è l’”event-triggered ad refresh”, ossia un aggiornamento degli annunci governato da determinate azioni dell’utente. Se viene attivato su una pagina, gli annunci cambieranno non appena viene cliccato un elemento, o la pagina viene scorsa, o l’utente compila dei campi da riempire. In questi casi, dipendendo l’aggiornamento da un comportamento attivo dell’utente, gli annunci sono generalmente ad alta viewability. D’altro canto questo tipo di ad refresh è più indicato per siti che hanno tante parti cliccabili o elementi che richiamano l’azione del pubblico.

Un’altra tipologia è quella del “viewport-based ad refresh”, in cui vengono ricaricati solo quegli annunci inseriti nella porzione di pagina visibile in quel momento all’utente (viewport). Questa tecnica cerca in qualche modo di risolvere il problema della viewability, limitandosi ad aggiornare le impression realmente visibili in quel momento. Ma non è abbastanza intelligente da prevedere che l’utente possa aver lasciato aperta quella scheda ed essere su un altro sito, o aver lasciato aperto il browser ed essere su un’altra app. Lo stesso problema che intercorre nel caso del “time-based ad refresh”.

Tutti questi tipi di ad refresh non risolvono il problema della effettiva viewability delle impression ricaricate, cosa che invece riesce a fare lo smart ad refresh.

Come funziona lo smart ad refresh

Lo smart ad refresh consiste in un aggiornamento delle impression dinamico, in cui il sistema analizza molteplici variabili per predire in maniera accurata se l’annuncio è visibile in quel momento, e solo in questo caso lo ricarica. Tra le variabili analizzate ci sono l’attività dell’utente, come click e attività sul browser, la porzione di pagina visibile e il tempo trascorso su quella pagina. Si tratta di variabili che consentono di predire in maniera abbastanza affidabile se un utente sta realmente interagendo con una pagina, e dunque se gli annunci in essa contenuti sono effettivamente visibili. Se è così, la tecnica dell’ad refresh riesce a raggiungere il suo scopo, ossia massimizzare gli introiti pubblicitari, perché moltiplica impression visibili, e dunque ad alto rendimento economico.

Smart ad refresh, alcune best practice

I vantaggi dello smart ad refresh sono molti, come abbiamo visto. Ma ci sono degli accorgimenti importanti di cui bisogna tenere conto quando si decide di utilizzarlo sul proprio sito.

Innanzitutto, è necessario che gli ad network e gli ad exchange a cui si appoggia il sito supportino l’ad refresh, perché non tutti lo fanno e ogni piattaforma ha la sua policy. Se si utilizza Google, ad esempio, è fondamentale dichiarare su quale porzione della propria inventory pubblicitaria lo si sta applicando, in modo che gli advertiser possano poi decidere se mostrare i loro annunci sui formati su cui il refresh si applica. Non dichiarare l’ad refresh, o farlo impropriamente (non specificandone ad esempio la tipologia) è considerato una violazione della policy di Google.

Un altro utile suggerimento è quello di condurre degli A/B test per capire il reale impatto dell’ad refresh sul proprio sito. Si possono ad esempio fare dei test sulle varie tipologie di ad refresh su limitate porzioni del sito, confrontando i risultati in termini di ricavi con quelli di un setup di controllo, per capire quale modalità è la migliore prima di applicarla su tutte le pagine.

Lo smart ad refresh è utile per il mio sito?

Come abbiamo visto, lo smart ad refresh è una tecnica utile per massimizzare i ricavi senza aggiungere nuovi spazi pubblicitari su un sito. In questo modo, non si intacca la user experience del sito, rispettando l’utente e favorendo il suo ritorno futuro.

Ma bisogna tenere a mente che l’utilizzo dello smart ad refresh dipende anche dalla strategia di monetizzazione del sito stesso. Se i ricavi vengono da una vendita pubblicitaria in programmatic, l’utilizzo di questa tecnica ha senso, ma se invece si vende in maniera diretta agli inserzionisti, è meglio massimizzare il valore della singola impression, tenendone alto il tempo di esposizione all’utente.

Lo smart ad refresh, inoltre, risulta particolarmente utile su alcuni formati o posizionamenti ad alta viewability. Per esempio gli Sticky Ads, formati che seguono l’utente man mano che scorre la pagina e che dunque sono ad altissima viewability. Test condotti lo scorso anno da Clickio hanno mostrato un aumento medio del 34% delle entrate per gli editori utilizzando lo smart refresh dopo 30 secondi sui formati Sticky. Gli stessi test hanno mostrato anche un aumento medio delle entrate del 43% nel caso di utilizzo dello smart ad refresh su formati statici con un tempo di esposizione medio superiore ai 30 secondi.

In conclusione, quando si valuta l’utilizzo dell’ad refresh, è bene affidarsi a un partner che sappia stimare l’effettiva utilità di questa tecnica in base al tipo di sito e inventory, e la modalità migliore per la sua applicazione. La soluzione di monetizzazione di Clickio consente una gestione intelligente e automatica dell’ad layout dei siti, capace di massimizzare gli introiti pubblicitari nel pieno rispetto della user experience e delle policy di Google e delle altre piattaforme pubblicitarie. Se vuoi saperne di più, contattaci.